sabato 14 marzo 2026

Il lessico sindacale di Mario Romani, l'autonomia della Cisl e due chicche imperdibili

 

La summa del pensiero sindacale di Mario Romani è racchiusa - si fa per dire - nelle ottocento pagine del volume curato da Sergio Zaninelli “Il risorgimento sindacale in Italia. Scritti e discorsi 1951-1975” pubblicato nel 1988. Un pensiero forte, solido, complesso che – come scrive Aldo Carera nella presentazione del libro da lui curato per Edizioni lavoro “Lessico sindacale: la lezione e l’attualità di Mario Romani” – ha un potenziale ancor oggi non compiutamente esplorato e compreso. Il lessico è composto da undici parole chiave in ordine rigorosamente alfabetico.

Tra le parole che mancano, una, la più importante, è “autonomia”. Romani, scrive Pierciro Galeone nell’introduzione, non dà una definizione di autonomia sindacale. È una conseguenza, quasi scontata, della libera associazione tra i lavoratori, che trova in sé stessa i motivi del suo agire e conseguentemente prende le proprie decisioni sulla base degli interessi materiali e morali dei propri associati, e non su indicazione di soggetti esterni. Anche nel citato volume del 1988 si legge che gli scritti pubblicati documentano cosa Romani intendesse per autonomia del sindacato: capacità anche di esprimere un proprio orientamento su grandi problemi del paese per la tutela degli interessi dei lavoratori in una prospettiva di progresso generale.

Quello dell’autonomia è stato ed è uno dei valori più profondamente radicati nella cultura e nella pratica sindacale della Cisl. E sull’autonomia vale la pena ricordare, per il valore che a distanza di tanti anni conserva ancora, un brano - ampiamente saccheggiato da dirigenti, quadri e operatori sindacali - tratto dalla relazione svolta da Mario Romani il 13 gennaio 1965 al convegno confederale dedicato appunto all’autonomia del sindacato: ”La nozione di autonomia, nella sua sede propria, la filosofia morale, ha sostanzialmente questo contenuto: piena soggettività nel darsi, da parte di un soggetto, una norma di azione, un corso di azione senza dover ricorrere ad entità ad esso estranee. Sotto questo profilo il contrario della nozione di autonomia è la nozione di eteronomia: quella di un corso di azione che ad un soggetto viene da soggetto ad esso del tutto estraneo e che il primo accetta consapevolmente o inconsapevolmente.

Nell’esperienza sociale, economica e civile, autonomia significa piena indipendenza nel determinare un corso di azione, da parte di una persona fisica, di una persona giuridica, di una associazione, di un gruppo. Autonomia, indipendenza nella fissazione a noi stessi, di un corso di azione, di obiettivi quindi, e di mezzi per raggiungerli, stimati opportuni, convenienti e doverosi. Questa nozione ha un campo di applicazione particolarissimo, in quella delicata e complessa esperienza che ci vede protagonisti principali e che è l’esperienza del sindacato.

Il sindacato, questa associazione di autotutela di interessi economici, sociali, particolari, costituiti nella nostra società, nei nostri sistemi economici, ha sempre avuto, ed ha, gelosissimamente questa preoccupazione davanti a se stesso: di determinare i propri obiettivi, le vie e i mezzi per raggiungerli, in piena indipendenza da qualsiasi condizionamento, che possa avvenire, sia dal punto di vista pratico da persone giuridiche, fisiche, gruppi, movimenti, ordinamenti, che gli siano comunque estranei. Noi della Cisl abbiamo nel sangue la consapevolezza che l’esperienza sindacale deve essere interamente legata alla nozione di autonomia. Non perdiamo quindi tempo a ricamare intorno a queste cose. Cerchiamo soltanto di non commettere degli errori nella concezione specifica della autonomia, confondendo oppure facendo entrare nel contenuto concettuale del termine, delle nozioni, delle qualificazioni che ad esso sono, in radice, del tutto estranee. Se dunque autonomia vuol dire stabilimento in piena indipendenza di obiettivi, di corsi d’azione, essa non significa comportamento selvaggio, senza regole, senza norme. Al limite, un comportamento autonomo che serenamente condiziona se stesso e delimita programmi, corsi d’azione. C’è solo un confine che non si può superare, se non si vuole contraddire, in termini, all’aspirazione verso l’autonomia, ed è il seguente: autonomamente decidere di non essere autonomi…”.

Il 13 e 14 gennaio 1965 la Cisl dedicò due giornate ad approfondire quello che era stato definito il grande e drammatico tema dell’autonomia. Un’iniziativa che non trova riscontro in nessun altra esperienza politica o sindacale non solo italiana. Il numero 7-8 di Conquiste del lavoro del 14-21 febbraio 1965 pubblicò i testi stenografici della relazione e degli interventi. Una lettura utile che rappresenta il clima sindacale dell’epoca compresi passaggi che a qualcuno potrebbero sembrare bizantinismi.

Il volume curato da Aldo Carera, oltre alla prefazione di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, contiene due chicche imperdibili: un contributo di Marco Romani sul quadro familiare nella vita del padre e un dossier fotografico su Mario Romani.


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