La summa del pensiero sindacale di Mario Romani è racchiusa
- si fa per dire - nelle ottocento pagine del volume curato da Sergio Zaninelli
“Il risorgimento sindacale in Italia. Scritti e discorsi 1951-1975” pubblicato
nel 1988. Un pensiero forte, solido, complesso che – come scrive Aldo Carera nella
presentazione del libro da lui curato per Edizioni lavoro “Lessico sindacale:
la lezione e l’attualità di Mario Romani” – ha un potenziale ancor oggi non
compiutamente esplorato e compreso. Il lessico è composto da undici parole
chiave in ordine rigorosamente alfabetico.
Tra le parole che mancano, una, la più importante, è
“autonomia”. Romani, scrive Pierciro Galeone nell’introduzione, non dà una
definizione di autonomia sindacale. È una conseguenza, quasi scontata, della
libera associazione tra i lavoratori, che trova in sé stessa i motivi del suo
agire e conseguentemente prende le proprie decisioni sulla base degli interessi
materiali e morali dei propri associati, e non su indicazione di soggetti
esterni. Anche nel citato volume del 1988 si legge che gli scritti pubblicati
documentano cosa Romani intendesse per autonomia del sindacato: capacità anche
di esprimere un proprio orientamento su grandi problemi del paese per la tutela
degli interessi dei lavoratori in una prospettiva di progresso generale.
Quello dell’autonomia è stato ed è uno dei valori
più profondamente radicati nella cultura e nella pratica sindacale della Cisl. E
sull’autonomia vale la pena ricordare, per il valore che a distanza di tanti
anni conserva ancora, un brano - ampiamente saccheggiato da dirigenti, quadri e
operatori sindacali - tratto dalla relazione svolta da Mario Romani il 13
gennaio 1965 al convegno confederale dedicato appunto all’autonomia del
sindacato: ”La nozione di autonomia, nella sua sede propria, la filosofia
morale, ha sostanzialmente questo contenuto: piena soggettività nel darsi, da
parte di un soggetto, una norma di azione, un corso di azione senza dover
ricorrere ad entità ad esso estranee. Sotto questo profilo il contrario della
nozione di autonomia è la nozione di eteronomia: quella di un corso di azione
che ad un soggetto viene da soggetto ad esso del tutto estraneo e che il primo
accetta consapevolmente o inconsapevolmente.
Nell’esperienza sociale, economica e civile,
autonomia significa piena indipendenza nel determinare un corso di azione, da
parte di una persona fisica, di una persona giuridica, di una associazione, di
un gruppo. Autonomia, indipendenza nella fissazione a noi stessi, di un corso
di azione, di obiettivi quindi, e di mezzi per raggiungerli, stimati opportuni,
convenienti e doverosi. Questa nozione ha un campo di applicazione
particolarissimo, in quella delicata e complessa esperienza che ci vede
protagonisti principali e che è l’esperienza del sindacato.
Il sindacato, questa associazione di autotutela di
interessi economici, sociali, particolari, costituiti nella nostra società, nei
nostri sistemi economici, ha sempre avuto, ed ha, gelosissimamente questa
preoccupazione davanti a se stesso: di determinare i propri obiettivi, le vie e
i mezzi per raggiungerli, in piena indipendenza da qualsiasi condizionamento,
che possa avvenire, sia dal punto di vista pratico da persone giuridiche,
fisiche, gruppi, movimenti, ordinamenti, che gli siano comunque estranei. Noi
della Cisl abbiamo nel sangue la consapevolezza che l’esperienza sindacale deve
essere interamente legata alla nozione di autonomia. Non perdiamo quindi tempo
a ricamare intorno a queste cose. Cerchiamo soltanto di non commettere degli
errori nella concezione specifica della autonomia, confondendo oppure facendo
entrare nel contenuto concettuale del termine, delle nozioni, delle
qualificazioni che ad esso sono, in radice, del tutto estranee. Se dunque
autonomia vuol dire stabilimento in piena indipendenza di obiettivi, di corsi
d’azione, essa non significa comportamento selvaggio, senza regole, senza
norme. Al limite, un comportamento autonomo che serenamente condiziona se
stesso e delimita programmi, corsi d’azione. C’è solo un confine che non si può
superare, se non si vuole contraddire, in termini, all’aspirazione verso
l’autonomia, ed è il seguente: autonomamente decidere di non essere autonomi…”.
Il 13 e 14 gennaio 1965 la Cisl dedicò due giornate
ad approfondire quello che era stato definito il grande e drammatico tema
dell’autonomia. Un’iniziativa che non trova riscontro in nessun altra
esperienza politica o sindacale non solo italiana. Il numero 7-8 di Conquiste
del lavoro del 14-21 febbraio 1965 pubblicò i testi stenografici della
relazione e degli interventi. Una lettura utile che rappresenta il clima
sindacale dell’epoca compresi passaggi che a qualcuno potrebbero sembrare
bizantinismi.
Il volume curato da Aldo Carera, oltre alla
prefazione di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, contiene due
chicche imperdibili: un contributo di Marco Romani sul quadro familiare nella
vita del padre e un dossier fotografico su Mario Romani.
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